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lunedì 9 settembre 2013

Belen Rodriguez indossa le collane create da Valentina Viali

Valentina Viali
Vale Viali.
Un nome-cognome brevi, un abbinamento di due V che sembra essere stato creato appositamente per un marchio di accessori originali e giovani, freschi e attuali. V@leVi@li, per l'appunto. Non ho mai fatto tanta pubblicità a un prodotto come in questa occasione. Perché lei, Valentina Viali, la conosco da troppo tempo ormai per credere che si stia montando la testa. Perché abbiamo condiviso tanti sforzi, discorsi e vicende che non si può far finta di niente. E perché, onestamente, le collane, i bracciali e le pochette che crea non passano inosservate, con i loro colori e con la loro verve.
Io e Vale ci conosciamo dal 2003, anno di inizio delle nostre avventure universitarie nel mondo della traduzione, poi del pendolarismo, poi dell'amicizia. Quando ho saputo che Belen Rodriguez ha ricevuto le sue collane per pura casualità, grazie all'amica di un'amica di Vale, e che le ha apprezzate a tal punto di fotografarsi con i lacci e lacciuoli (si fa per scherzare!) al collo, non ho potuto resistere. Sì, perché ho pensato che forse tanti sforzi possono portare a un merito. E che forse, una volta nella vita, chi ce l'ha sempre messa tutta per uscire dal mucchio può sperare che un sogno diventi reale.
Vale, te lo auguro con tutto il cuore.
Collana V@leVi@li


Collana V@leVi@li

Cerchietto V@leVi@li
Ah! Vale è su Facebook, proprio qui .



giovedì 22 dicembre 2011

La discussione della tesi di Laurea

Per la serie: ma che ce rappresenti?
Forse Alessia Fabiani, perché famosa,ha subito un trattamento
diverso. Chissà?
Io l'ho fatta due volte, la discussione della tesi, intendo, al triennio per i tabù linguistici e poi alla specialistica per un elaborato un po' più consistente sulla social translation, e mi è andata bene. C'erano docenti competenti, una commissione che almeno all'apparenza, perché alla fin fine solo di formalità si tratta, sembrava ascoltarmi. Ho visto toghe, non ho sentito sbagliare nomi né titoli, si pretendeva un minimo di serietà anche dai laureandi e dai parenti caciaroni che si sa, certe volte ci fanno anche un po' sorridere. Perché sembra che quel figlio che si laurei sia il più bravo al mondo, mentre quello già pensa in quante striscioline tagliarla quella pergamena. E qui vado fuori tema, come sempre, quindi rientro. Per dire che c'è anche chi non ha avuto la mia stessa fortuna durante la discussione, ed è un caso documentato.
Susanna si trova il 14 dicembre scorso a discutere la sua tesi di laurea specialistica in sociologia presso l'Università La Sapienza di Roma. È stata molto brava, perché il percorso dei due anni se l'è fatto in due anni. Perché mentre, finiti gli esami a luglio, seguiva lo stage formativo e si faceva una bella esperienza, diciamo, per non colorire troppo il discorso, a gratis presso il centro di ricerca che le ha garantito i crediti richiesti dall'università, la tesi la stava preparando nei tempi previsti. E l'ha discussa senza nemmeno sforare l'anno venturo.
La preparazione e la stesura della tesi, quando lo studente ci tiene, richiedono un lavoro certosino e tanta pazienza, e nervi saldi, nonché passione e voglia di fare. E speranze, mettiamocele, perché è vero che solo dopo ti rendi conto che la tua tesi vale e non vale, in base a come ti dice la fortuna. Comunque. Il periodo di preparazione stressa, certo, lavorare nei campi è più faticoso, ma è pur sempre un'esperienza, uno step importante nella vita di chi si laurea, che forse merita un tantinino di considerazione nel momento di discussione. Sì, se ne laureano un milione l'anno e i prof non sono più impressionabili, e la tensione è tutta dello studente, ma è vero anche che di docenti al mondo ce ne sono una marea e la maggior parte di essi si sente molto importante pur proponendo per anni lo stesso piano di studi.
Susanna, prima in ordine alfabetico nella mattinata nella seduta di laurea, arriva trafelata alle 9:08 all'università vestita di tutto punto, col suo librone bianco sotto braccio, col cuore a mille e corre verso l'aula dove si terrà la discussione. Sì, perché l'ha chiamata la sua collega di corso romana, che l'aspettava lì, per assistere all'evento, dicendole: "Guarda che ti hanno chiamata ora!". Il padre di Susanna e il suo ragazzo stanno parcheggiando. La madre e la sorella la seguono di corsa. Susanna arriva davanti all'aula, l'amica la spinge dentro al volo, ed entra dietro di lei con le altre due che col fiatone cercano di non perdersi l'evento. La commissione è solo a metà. La relatrice legge il titolo e introduce Susanna, che inizia a raccontare. Tutto questo mentre altri membri della commissione, in modo rumoroso e molto maleducato, continuano ad arrivare e a sedersi. La correlatrice, senza un filo di voce, ferma il discorso di Susanna e le fa due domande. Susanna inizia a parlare, ma col viavai che c'è sotto nessuno o quasi l'ascolta. Uno dei membri ritardatari si siede e dice a Susanna: "Staremmo ad ascoltarla per ore, ma purtroppo siete in molti e non abbiamo il tempo. Si accomodi pure". Susanna esce, aspetta, intanto il padre e il fidanzato sono arrivati e l'aspettano fuori dalla porta, rientra, viene proclamata dottoressa, e fine della storia. Ore 9:18. Incazzata per non essere riuscita a connettere nemmeno un momento e per non essersi goduta nemmeno un po' di sana ansia del pre-chiamata.
Tutto ciò corredato dal dispiacere di chi non è riuscito a entrare in tempo per vedere la sua figliola/fidanzata laurearsi.
Non c'è molto altro da aggiungere, io direi solo a questi emeriti docenti che il trattamento sarebbe stato diverso se quella mattina a laurearsi ci fosse stata una delle loro figlie. È vero che la tesi non è tutto nella vita di una persona, ma è giusto che quella persona si goda il momento che le spetta. In fin dei conti, sono stipendiati dal Ministero o dall'Università stessa quand'è privata, perché sono gli studenti a dar loro lavoro.
Un minimo di rispetto ci vuole sempre. Quella commissione è un piccolo Parlamento, una piccola Italia, c'è sempre chi, da una parte, si fa il mazzo e chi, dall'altra, campa di rendita, sicuro del culo caldo sulla sedia.

Ah: e complimenti a Susanna per il suo bellissimo e strameritato 110.