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martedì 15 novembre 2011

Baby Eva fa la cacca

Stavolta a momenti vomito. Sì, a momenti vomito.
La cacca, una roba tabù che si cerca di coprire in ogni modo.
La scena è questa. Tavolo di una pizzeria, tivù megagalattica LED accesa davanti agli occhi su un canale per ragazzi che trasmette cartoni animati e sit-com di imbecilli quindicenni. Sì, i figli del pizzettaro erano di quell'età, più o meno, e volevano vedere quel programma. Tra una parte del film e l'altra, eccoti le solite pubblicità di giocattoli e bambolotti. Ed ecco che vedo lei:

Baby Eva. 

Bambola come tante? No. 
Bambola che manda giù la pappa, e che dopo qualche minuto fa la cacca. Una bella cacca verde e gialla spalmata sul pannolino, che mi sono ritrovata a osservare mentre tagliavo la fetta gialla della mia pizza con le patate sopra. Una cacca brasiliana, oserei dire. Sì, quel verde e quel giallo. 
Una bambola dotata di un unico canale esofageo-rettale, o che ha un apparato digerente che va alla grande. Mangerà una pappa piena di fibre, la bimba. Certo, però, che la cacca verde e gialla è preoccupante. E i pannolini non sono lavabili, perciò veramente, come per i neonati, via nel cestino. E se ne ricomprano. Doppia spesa, doppio schifo.
Non parlo di tabù, non è che dico: "Uh, bleah, la cacca, copriamola!!!".
Mi sono semplicemente chiesta se da piccola avevo davvero bisogno di vedere la cacca di una bambola. No, non credo. Veramente immaginavo anche la pappa, perché la preparavo per finta. Oppure ci mettevo la mia, e mi incazzavo perché non avevano previsto un buco per mandarlo giù, quel cibo. Al massimo avevo un finto latte in un biberon che non si apriva. E quel finto latte dopo qualche mese cominciava a seccarsi.
Forse i bambini di oggi non riescono a immaginarla da soli una cacca, e c'è bisogno dell'aiutino. Boh.
Io non la capisco questa bambola. 
Aiutatemi, perché non l'ho capita. 
So solo che pur di vendere qualcosa mi hanno mandato la pizza di traverso.

sabato 1 ottobre 2011

Dei criaturi


Non che pensi ai bambini. Insomma, non ancora, ecco.

Mi cadono le braccia, però, a sentire nonne che li trattano come bambolotti rincoglioniti, ripetendogli tutto il giorno le stesse identiche e uniche parole.
Naomi ha un anno compiuto da pochi giorni ed è una bellissima pallocchetta di bambina, ha capelli neri e corti con ciuffi che vanno per i fatti loro e una determinazione nel pianto che mette quasi paura. Vuole stare sempre in braccio o urla, o vuole trangugiare cubi di parmigiano reggiano come una mietitrebbia, o urla.
Ma si sente ripetere tutto il giorno solo quattro parole cantilenate: "Na-o-miiiii! Cu-cù! Cu-cù! Chi èèè? Mam-maaaaa!". 

Io una soluzione la propongo. Forse provando a incollare Naomi con del Bostik al pavimento, con un pupazzo e con la tivù accesa su Boing, fornendole chili di cubi di formaggio come pop-corn, la nonna si riposerebbe le braccia e la voce e Naomi amplierebbe il suo lessico, iniziando finalmente a parlare...